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- Denominazione: Villa Lais ("Orti"
Lais), già vigna Costantini
- Datazione: primi anni del XX secolo
- Ubicazione: piazza G. Cagliero
L'antica chiusa insisteva in un'area
limitrofa all'acquedotto Felice, interessata al passaggio della
Marrana: il Catasto Gregoriano del 1818 mostra il nucleo originario
caratterizzato da un edificio composto da una aggregazione di vari
corpi di fabbrica, denominato "casa da vignarolo e tinello"; la
proprietà risulta condivisa tra Rosa Costantini e Giuseppe Merolli.
Alla chiusa sono connesse la casa di
abitazione della Costantini, con una cappella privata "sotto il
titolo di S.Antonio" e due "valcherie" (opifici per la lavorazione
della lana) presso il corso dell'Acqua Mariana, una di proprietà
Merolli e l'altra di Vincenzo Frattini.
Nella carta di Roma della Congregazione del
Censo del 1839 il nucleo principale appare composto da tre edifici
la cui disposizione a semicerchio, orientata verso la via Tuscolana
e ad essa collegata da un lungo viale alberato, ricorda la tipologia
"a corte aperta" così frequente nelle fattorie dell'Agro romano; il
plesso edilizio si relaziona al terreno agricolo circostante come
centro delle attività domestiche e produttive e al tempo stesso come
insediamento abitativo e residenziale.
Nella pianta von Moltke del 1845-52 la
vigna risulta di proprietà "Polameroli", mentre ritorna il nome "Costantini"
nella pianta dell'Istituto Topografico Militare del 1872-75: in essa
è compresa la chiesa "sotto il titolo di S.Antonio" ed una cava di
pozzolana, grande risorsa economica di questa parte del suburbio; la
valcheria Frattini, a testimonianza di una riconversione produttiva
dell'opificio, è ora denominata "Molino S.Pio V", ancor oggi
esistente come "Mulino Natalini".
"Vigna Costantini" è ancora nella pianta di
Enrico Kiepert del 1881.
Nella tavoletta dell'Istituto Geografico
Militare del 1906 il nucleo centrale dei tre edifici viene a far
parte degli "Orti Lais" e la valcheria Sartori diviene il "Molino
Lais".
Dal 1872, anno in cui la Villa Santacroce
risulta di proprietà Lais, si assiste dunque al progressivo
insediamento di questa famiglia romana nella zona, che porterà alla
trasformazione della rustica vigna in residenza borghese suburbana,
senza per questo cancellarne la funzione; una datazione certa degli
interventi di trasformazione ci è testimoniata da un'epigrafe
paleocristianeggiante a memoria della dedicazione alla Vergine Madre
di Dio, nel 1905, della cappella di famiglia, voluta da Filippo Lais
e costruita in aggiunta ad una estremità dell'edificio principale,
oramai trasformato nell'impianto planimetrico e nella distribuzione
degli ambienti interni.
Lanciani segnala nel 1907 il ritrovamento
nella vigna di un tratto di basolato, forse appartenuto all'antica
via Tuscolana.
Il Lais (1853-1941), ingegnere idraulico e
presidente del Consorzio dell'Acqua Mariana, fu erudito conoscitore
di storia romana e lasciò una memoria sulla Marrana, più volte
ricordata dal Tomassetti, ricca di riferimenti documentari e di
notizie sulla storia e l'uso di essa dal Medioevo agli inizi del
'900.
La sua indole di studioso può spiegare la
scelta puntigliosa e precisa dei motivi ornamentali utilizzati nelle
decorazioni pittoriche del casino padronale, e comunque vanno a lui
addebitati gli interventi di riqualificazione della "vigna",
documentati dalle piante dell'Istituto Geografico Militare del 1924
e Marino-Gigli del 1934, che hanno ridisegnato la chiusa nelle forme
attuali: la creazione di un giardino "padronale" limitrofo al
casino, la costruzione di nuovi edifici di servizio (vaccheria,
garage-scuderia, serra, case d'abitazione per il giardiniere e per
gli addetti allla gestione produttiva); l'organizzazione funzionale
dell'antica vigna viene modificata sostanzialmente con il nucleo
padronale nettamente distinto dalla campagna, chiuso in se stesso,
quasi contrapposto agli spazi produttivi adiacenti, da cui pure
dipende.
La data limite della sopravvivenza
dell'area originaria della Villa è segnata dalla creazione del
quartiere di abitazioni, realizzato alla metà degli anni '50, che di
fatto riduce la sua estensione a quella attuale. Nel 1979 la Villa è
acquistata per 2,6 ettari dal Comune di Roma; la IX Circoscrizione
realizza un parziale restauro degli edifici e costruisce la
recinzione.
Nel 1997 si è svolta un'interessante
iniziativa di valorizzazione della villa, denominata "Arte e
Ambiente a Villa Lais". L'iniziativa, che ha coinvolto sia le
realtà associative che le cooperative locali, rientrava in una
collaborazione di dimensione europea all'interno del
programma Kaleidoscope.
Nel 1999 Villa Lais ha ospitato la Festa di S. Giovanni. Nel 2000 la
IX Circoscrizione esegue un programma di interventi per rendere
fruibili i vari edifici, e parallelamente la coop. SOVIET e il
Centro Diurno Villa Lais promuovono "I sentieri di Pan",
una iniziativa per Villa Lais accompagnata da un
percorso e da
un
ipertesto.
All'interno della villa sono presenti otto
edifici di varie dimensioni con differenti destinazioni d'uso, le
cui potenzialità non sembrano adeguatamente sfruttate.
Sull'asse secondario che originariamente
collegava la chiusa al mulino (oggi Natalini) sulla Marrana,
insistono tre casali di forme rustiche, dei quali due, la vaccheria,
che espone una piccola targa con la data 1901, e il casale, oggi
occupato dall'AMA ma forse in origine abitazione di servizio,
risalgono agli inizi del '900; il terzo, anch'esso alloggio di
servizio, è di epoca più recente non comparendo nella pianta
Marino-Gigli del 1934. Le caratteristiche architettoniche richiamano
l'aspetto rustico dei casali agricoli come pure quelle di altri due
piccoli manufatti limitrofi al casino principale, la casa del
giardiniere e il garage scuderia.
Casale rustico
La serra presenta invece una diversa
qualificazione architettonica nei prospetti, caratterizzati da
semipilastri aggettanti coronati da semplici capitelli e architrave
di gusto classico.
L'edificio principale riveste invece un
maggior interesse tipologico: esso denuncia la sua origine
aggregativa presentandosi come un parallelepipedo movimentato da due
corpi rialzati ai lati di cui uno concluso da un'aggiunta
semicircolare, sede della piccola cappella privata, e l'altro
decorato come una torretta, con finti beccatelli e finestrini ad
arco, evidente richiamo al motivo della torre caro al gusto
eclettico del revival medievale e rinascimentale.
L'edificio principale
Dal 2001 l'edificio ospita il Centro
famiglie villa Lais.
La cappella, quasi un'abside rovesciata,
sfrutta temi ornamentali di provenienza paleocristana e romanica:
all'esterno è visibile l'uso della cortina di mattoni interrotta in
alto da file di dentelli ottenuti con spigoli di mattoni trasversali
e l'ingresso è dotato da un soprapporta con timpano triangolare e
peducci scolpiti in forme romaniche che racchiude un dipinto a falso
mosaico con una croce centrale tra colombe affrontate.
L'ingresso della cappella padronale
A partire dal 2003 la cappella è
utilizzabile per la celebrazione dei matrimoni civili.
Completano il decoro dell'edificio le
cornici bugnate delle porte e delle finestre e le mensole in ferro
battuto di disegno floreale che sostengono le tettoie degli ingressi
principali.
Gli interni del casino padronale sono
qualificati da estesi interventi decorativi eseguiti a tempera: ogni
stanza del pianterreno, che figurava dunque come ambiente di
rappresentanza, mostra una scelta stilistica particolare: vi è una
stanza dal soffitto floreale liberty, un vestibolo dal gusto
antiquariale con anticaglie (e piccoli "falsi") murate nelle pareti
e soffitto decorato da grottesche; un terzo ambiente è dedicato
all'araldica con boiserie e stemmi di stampo quattrocentesco e una
piccola galleria di ritratti di personaggi illustri, mentre una
stanza al piano superiore è arricchita di delicati grafismi floreali
dai tenui colori pastellati.
La cappella è invece completamente decorata
da pitture di argomento sacro la cui iconografia è desunta dai
modelli paleocristiani e romanici di ambiente romano.
La cappella padronale
L'insieme è quindi un importante esempio
documentario del revival neomedievale a Roma, che privilegia il
recupero dell'arte paleocristiana e basilicale al generico goticismo
di provenienza nordica.
Il decoratore, che ha firmato l'intervento,
è identificabile con il pittore-restauratore Oreste Mander, quasi
certamente operante nelle botteghe del tempo specializzate nello
studio e riproposizione delle tecniche e dell'iconografia della
pittura cristiana: il motivo dei riquadri contenenti croci e rotelle
stilizzate, visibile sulle pareti ricurve del lato esterno della
cappella, è, ad esempio, consimile a quello proposto nelle
decorazioni eseguite nel 1893 per la chiesa del Corpus Domini sulla
via Nomentana.
Alla riqualificazione dell'edificio della
vigna fa eco la creazione di un giardino tutt'oggi conservato: si
tratta in pratica di un'area circolare che comprende in sé tutti gli
edifici ad uso padronale. Esso è costituito da aiuole curvilinee,
compartite da vialetti a raggiera di andamento sinuoso e delimitate
da siepi di bosso e scogliere rustiche.
L'insieme è costellato da essenze arboree
di ampia varietà botanica e doveva disporre di una flessibilità
d'immagine legata alla rotazione floreale e alla disponibilità di
specie esotiche, garantite dall'uso della piccola serra.
Completano l'arredo alcune fontane di
semplice fattura, una olla di cemento su basamento di cortina e una
edicola votiva modellata in stile gotico.
Esistono inoltre uno spazio recintato per i
cani, alcuni giochi e una gradinata-sedile utilizzabile per
manifestazioni.
La villa sarà risistemata nel corso del
2005 dal X Dipartimento sulla base di un progetto di "restauro
storico filologico", che prevede la riduzione e riqualificazione
dell'area destinata ai cani, la sostituzione della ghiaia dei viali
con un impasto e il trasferimento dell'AMA per rendere il locale
disponibile per il Centro Anziani.
- ASC, Titolo 54/IV, prot.31105, 1888
- ASC, Fondo Contratti, Atti pubblici e
privati, aprile 1-9, 1930
- G. Tomassetti, La Campagna Romana
antica, medioevale e moderna, vol. IV: Via Latina, Leo S.
Olschki editore, Firenze 1979
- C. Tagliaferri, I casali della
Campagna romana, Roma s.d., p.59
- M.L. Chiumenti, Via Tuscolana, Roma
ieri oggi domani anno IV n. 39, p. 94, Roma (1991)
- A. Cremona, Ville tra la via
Tuscolana e la via Appia Nuova, Fratelli Palombi Editori,
Roma 1998
(da romacivica.net)
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