
"..L'uomo che ha percorso le vie della terra,
e ha trasformato in oro le mie scorie, e mi ha insegnato ad amare quanti mi odiano e nel far questo
mi ha dato conforto e ha ispirato dolci sogni al mio sonno...nella mia
esistenza è questo il miracolo." Da "Gesù figlio dell'Uomo" di K.Gibran
«Il primo passo
nell'evoluzione dell'etica è un senso di solidarietà con altri
esseri umani»
(Albert
Schweitzer,
Premio Nobel per la pace
1952)
In questa sezione
vengono proposti alcuni articoli per approfondire le principali
aree tematiche a cui si estende la bioetica, con l'intento di
affrontarne in modo chiaro, pur senza pretesa di essere esaustivi,
le linee portanti. Un significato peculiare ha la divisione della
sezione in sei aree tematiche: Orizzonti della bioetica (in
cui si presentano gli scenari storico-culturali ed i fondamenti
teorici delle diverse prospettive bioetiche), Bioetica e
ricerca scientifica (in cui si prendono in esame gli aspetti
della bioetica strettamente connessi all'attività di ricerca
scientifica), Bioetica e clinica (in cui si analizzano i
criteri di riflessione bioetica sulle modalità della cura e
dell'assistenza medica ai malati), Bioetica e diritto (in
cui si mettono a fuoco le questioni giuridiche che si aprono su
tutti i fronti della bioetica), Bioetica ed educazione alla
salute (in cui si affrontano le radici soggettive e le
prospettive educative dei comportamenti che possono essere
bioeticamente significativi) ed infine Bioetica e ambiente
(perché si può incidere sulla vita e la salute dell'uomo sia
intervenendo direttamente su di lui, sia attraverso la natura e
l'ambiente in cui l'uomo vive). Data la natura culturalmente
dinamica della bioetica come disciplina e come insieme di
competenze interdisciplinari, sarà necessario arricchire
costantemente questa sezione per offrire strumenti di comprensione
sempre più adeguati.
Bioetica
Bioetica: per difendere
l'uomo non basta fargli la morale
Sganciare il dibattito sull'embrione dalla questione
dell'«essere» per spostarlo solo sul piano etico è una
soluzione falsa e illusoria
Abbandonando lo studio della matematica e geometria,
Pascal si volse
al quello dell'uomo, pensando
di trovarvi molti compagni. Scrisse invece: «Sbagliavo:
sono meno ancora di quelli che studiano le matematiche».
Parrebbe che la situazione contemporanea
falsifichi la sua
osservazione, tante sono le discipline che si occupano
dell'uomo. Eppure a una
considerazione un poco attenta molti avvertono che
quest'ultimo rimane un essere sconosciuto che deve
sempre venire riscoperto come ai tempi di
Pascal.
Di
questa situazione sono chiaro segnale i dibattiti, le
perplessità, i dubbi che circondano l'idea di persona.
Certo, il rispetto della persona è diventato un
principio «ecumenico», davanti al quale ciascuno si cava
il cappello e presta un omaggio verbale.
Ma se si gratta un poco la
vernice, ci si accorge che l'omaggio nasconde decisive
differenze. Figuriamoci poi quando si ha a che fare con
la persona negli stati di confine, vale a dire al primo
inizio della vita umana (embrione) e nel periodo di
prossimità alla morte. Come è
largamente noto, e su questi eventi che si trasferiscono
con angoscia decisivi dilemmi morali, che sono tali in
quanto implicano ancor più decisivi dilemmi
antropologici: chi e che cosa è persona? Quale rispetto
dobbiamo all'embrione?
L'embrione è persona umana sin dal concepimento?
La
posizione
ontologico-sostanzialistica offre buoni argomenti
che rendono plausibile questo
assunto, mentre quella gradualista
ritiene che l'embrione umano acquisisca a
passettini quelle qualità
che faranno di lui una persona: in tal mondo l'embrione
(e poi il feto) apparterrebbe alla specie homo
sapiens, ma non sarebbe una persona umana.
La prima posizione argomenta invece a favore
dell'equivalenza ed
equiestensionalità di tali due concetti. Nel suo
quadro si ritiene che la persona non sia una realtà
indipendente della sua base biologica, aspetto che vale
in particolar modo per l'embrione, radicato forse più
profondamente dell'adulto nel mondo vitale e biologico.
Il
rischio spiritualistico, che stacca le persone dalla
loro corporeità, non è forse migliore di quello
materialistico che riduce l'individuo a materia
organica. Ai miei occhi l'embrione non è soltanto un
essere del mondo, alla stregua di un oggetto, ma
un essere nel mondo, ben radicato nello strato
basale della vita ma non riducibile a ciò. Fin dal suo
inizio l'embrione umano va considerato un cittadino
della società degli uomini, uno
come noi per il suo volto d'uomo, dotato del carattere
essenziale di essere un altro: un
Autrui, come avrebbe
detto Lévinas.
Se qualcuno è un
Autrui, non riceve il
suo valore e la sua consistenza da noi, ma li possiede
per diritto di natura.
Che
dire della pratica del congelamento degli embrioni?
Quale diritto abbiamo di
bloccare brutalmente lo sviluppo dell'embrione che
presto sarebbe divenuto feto e poi neonato? Un minimo di
riflessione, che invece tanti rifiutano ostinatamente di
effettuare, convincerà che
producendo il congelamento noi esercitiamo una violenza
iniqua e vessatoria sull'embrione, un altro
atteggiamento sostiene che il feto e perfino il neonato
è persona solo in quanto è voluto, accolto, nominato. Il
presupposto tragico di questa tesi è che l'uomo è
soltanto relazione e che di conseguenza se l'altro gli
nega accoglienza e razionalità, egli non è, è
mera realtà biologica senza valore e qualità che può
essere ricacciata nella non-vita.
Sembra
riesumata la crudele prassi del primo diritto romano,
secondo cui il Pater familias
aveva diritto di vita o di morte
sul neonato? Queste e altre
pseudo-soluzioni dipendono da un assunto
filosofico fondamentalmente anti-realistico: sganciare
il dibattito sull'embrione umano dal piano
ontologico-descrittivo per
spostarlo solo su quello
morale-giuridico, dove non si confrontano
conoscenze ma si ricercano mediazioni basse secondo le
variabili maggioranze. Il fare della persona non una
qualità reale, ma il frutto di una decisione morale,
fondata in ultima istanza
sull'arbitrio, è un volto imponente di quel nichilismo
che affligge la cultura.
Esso,
nascendo dall'oblio dell'essere, riduce la filosofia
solo all'etica, e sottintende una
enorme illusione: ossia che ce la possiamo cavare
appellandoci all'etica (per favore, dateci un etica,
dicono molti con affanno), senza considerare che l'etica
da sola è assolutamente impari rispetto a problemi come
quelli dell'embrione.
Vittorio Possenti
Ordinario di Filosofia Morale all'Università di
Venezia e
membro del Comitato Nazionale di Bioetica
Etica
L'etica
(il termine deriva dal greco έθος, ossia "condotta", "carattere",
“consuetudine”) è quella branca della filosofia che studia i
fondamenti di ciò che viene vissuto come buono, giusto o
moralmente corretto, in contrapposizione a ciò che è male, o è
sbagliato. Si può anche definire l'etica come la ricerca di una
gestione adeguata della libertà.
Spesso viene
anche detta filosofia morale. In altre parole, essa ha come
oggetto i valori morali che determinano il comportamento
dell'uomo.
È consuetudine
differenziare i termini 'etica' e 'morale'.
Sebbene essi spesso siano usati come sinonimi, si preferisce l'uso
del termine 'morale' per indicare l'assieme di valori, norme e
costumi di un individuo o di un determinato gruppo umano. Si
preferisce riservare la parola 'etica' per riferirsi all'intento
razionale (cioè filosofico) di fondare la morale intesa come
disciplina.
L'etica può
essere descrittiva se descrive il comportamento umano,
mentre è normativa (o prescrittiva) se fornisce
indicazioni. In ogni caso l'indagine verte sul significato delle
teorie etiche.
Può essere anche
soggettiva, quando si occupa del soggetto che agisce,
indipendentemente da azioni od intenzioni, ed oggettiva,
quando l'azione è relazionata ai valori comuni ed alle istituzioni
1. Orizzonti
della bioetica
2. Bioetica
clinica
3. Bioetica
e ambiente
4. Bioetica
e comunicazione
5. Bioetica
e diritto
6. Bioetica
e ricerca scientifica
7. Bioetica
ed educazione alla salute
(Fonte:
Portale di bioetica)