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VIDEOARTE,  non soltanto quale genere di arte in digitale, ma in questo caso una possibilità di esporre le proprie opere e visitare una galleria d'arte virtuale,  aperta a tutti, senza iscrizioni né costi,  è una galleria d’arte virtuale.   

Il progetto è quello di offrire agli artisti la possibilità di poter esporre le proprie opere in mostre virtuali. In questo spazio  gratuito tutti avranno, all’interno del proprio progetto, la possibilità della massima autonomia espressiva. La galleria è  aperta ai pittori, scultori, disegnatori e fotografi che vorranno esporre le proprie opere, i quali se forniranno tutti i materiali utili (fotografie e testi già digitalizzati) per la propria mostra, potranno esporre senza alcun costo (tranne la quota associativa annuale di 15 euro). Al termine del periodo espositivo, verrà registrata una scheda della mostra nell’archivio permanente, disponibile a successive consultazioni. VideoArte non è interessata dalla eventuale vendita delle opere esposte; coloro che però lo richiederanno, saranno messi direttamente in contatto con gli artisti.  

E’ nostra intenzione una gallery permanente in rete dove verranno riportate recensioni o anche semplici impressioni dei nostri visitatori, su mostre o esposizioni permanenti presenti sul territorio e sul web. *http://www.moviearts.it/progetto%20moviearts.htm .  

Invitiamo quindi tutti alla collaborazione contattandoci alla nostra e-mail: info@gioart.org .

In rete la gallery e bacheca sarà estesa allo spettacolo, mettendo a dispozione casting interni ed esterni, offerte/richieste in tutti i settori della cultura, arte e spettacol

Omaggio al mio artista preferito

   

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UN PERCORSO ATTRAVERSO IL COLORE

         

         

Gustav Klimt, La vergine, 1912-13

Chiuso il periodo aureo, inizia l’ultima fase della pittura di Klimt che all’incirca va dal 1910 al 1918, anno della sua morte. I temi sono ancora di tipo simbolista, ma lo stile conosce una nuova fase da cui non è esente una influenza della deformazione e del colore intenso degli espressionisti. Da ricordare che proprio Vienna divenne sede di sperimentazione del nuovo stile grazie a due pittori, Egon Schiele e Oskar Kokoschka, entrambi ben noti a Klimt. L’arte di Klimt, dall’incontro con il nuovo stile, non perde il suo grado di raffinatezza, e molti dei motivi decorativi da lui utilizzati ritornano anche nelle tele di questo periodo. Ma la scomparsa dell’oro, e un nuovo studio sul valore simbolico e comunicativo del colore, sono di certo i tratti più nuovi dell’ultimo periodo dell’attività di Gustav Klimt.

 

     
             
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Gustav Klimt, Il bacio, 1907

Il bacio è probabilmente il quadro più famoso di Gustav Klimt, ed uno di quelli che meglio sintetizza la sua arte. Come altri quadri di questo periodo ha formato quadrato. In esso le figure presenti sono due: un uomo ed una donna inginocchiati nell’atto di abbracciarsi. Un prato ricco di fiori colorati funge da indefinibile piano di giacitura, mentre l’oro di fondo annulla l’effetto di profondità spaziale. Il quadro ha quindi un aspetto decisamente bidimensionale.

Delle due figure, le uniche parti realizzate in maniera neturalistica sono i volti, le mani e le gambe della donna. Per il resto l’uomo e la donna sono interamente coperte da vesti riccamente decorate. Quella dell’uomo è realizzata con forme rettangolari erette in verticale, mentre la veste della donna è decorata con forme curve concentriche. La differente geometria delle due vesti è espressione della differenza simbolica tra i due sessi.

Dell’uomo è visibile solo la nuca ed un parziale profilo molto scorciato. La donna ci mostra invece l’intero viso, piegato su una giacitura orizzontale. Ha gli occhi chiusi ed un’espressione decisamente estatica. È proprio il volto della donna che dà al quadro un aspetto di grande sensualità.

Nell’arte di Klimt la donna occupa un posto decisamente primario. Rinnovando il mito della «femme fatale» per Klimt la donna è l’idea stessa di eros. Di quell’eros che è a un tempo amore e morte, salvezza e perdizione. È un idea che serpeggia in tutta la mentalità del tempo, ma con connotazioni decisamente antifemministe. In Klimt la posizione tende invece a ribaltarsi, assumendo la donna ruolo di decisa superiorità rispetto all’uomo. È lei la depositaria di quel gioco amoroso che rinnova continuamente la vita e la bellezza.

Ma il tutto si manifesta non tanto nelle azioni ma nelle sensazioni interiori. Ecco così che la donna del Bacio riesce a sublimare un’azione al limite del banale in qualcosa che ha afflato cosmico. Qualcosa che trascende verso la pienezza interiore più intensa.

La grande armonia formale del quadro, insieme al contenuto di elegante erotismo, fanno di questo quadro il prodotto di un tempo che stava rapidamente scomparendo. La comparsa in quegli anni dell’espressionismo rese manifesta l’inattualità di questo mondo klimtiano fatto di eleganza e sensualità, che presto scomparve per tempi più drammatici e violenti segnati dagli eventi bellici della prima guerra mondiale.

 

   
   

Interview with Eva and Franco Mattes
(a.k.a. 0100101110101101.ORG)

by Domenico Quaranta

 

Your previous projects attracted attention for their radical nature. Portraits has attracted some criticism due to its apparent banality. What is at the heart of the project?

Out of all our previous works Portraits is obviously the most radical one. The most radical action you can do is to subvert yourself.

What is the meaning of making a portrait of an avatar?

We see Avatars as “self-portraits”. Unlike most portraits, though, they are not based on the way you “are”, but rather on the way you “want to be”. Actually, our works are not portraits, but rather “pictures of self-portraits”.

I mentioned the term banality, a defect claimed as a feature by the only artist you explicitly refer to, Andy Warhol. What is it that links you to Pop Art?

The borrowing of characters and imagery from popular culture, comics for example, is a classic technique of Pop Art that was widely used by the likes of Lichtenstein and Warhol. Video games are part of today's pop culture. If Warhol were still around I'm sure he would use printers the way we're doing. After all, it's ink on canvas - what difference does it make whether it is a machine or a hand putting the ink?

So in what way is your work more than just a reproduction of something done with so much emphasis fifty years ago?

Fifty years ago? Portraits have been around for thousands of years! Art is always about rearranging previous ideas and genres. Culture is plagiarism. It is when somebody is claiming originality that one should start doubting.

In virtual worlds, the extraordinary is the norm. You could have played on the oddities, the weird or trashier aspects, but instead you have focused on beauty. Why is that?

We didn't choose beauty, it was elected by people creating their own alter-egos. They built their characters matching the Western canon of beauty, when they could be whoever and whatever they wanted. Some people find our portraits “cool” and “sexy”, others find them “creepy” and “tragic”. Not unlike Tamara de Lempicka's portraits, with their robotic beauty, I guess they're a bit of both.

Second Life raises issues about identity, but also about social life, architecture and economics. Why did you choose to work with portraits?

In Second Life you are forced not to be yourself, to wear an ultra-modern 3D mask. But masks are not there to hide your real identity, on the contrary they are there to show who you really are, since you can ignore social restrictions. Since we've been living fake identities all of our lives, it's obvious that we are attracted by a world of Avatars.

Like the Internet, a virtual world is a social space which allows community experiments, the adoption of fictitious identities, experiments with the concepts of property and plagiarism. Do you think it would make sense to work on projects like your previous ones?

Generally speaking yes, for us, as we have already done so, no. Our contribution to Net.art in the ‘90s was exactly that, raising topics such as plagiarism, originality, reproducibility, authenticity, identity theft. It doesn't mean that we should stick to this. It's way more difficult to change than repeat yourself forever.
And besides, synthetic worlds are radically different from the Internet: if the Internet is Protestant, synthetic worlds are Catholic.

Portraits heralds an interesting turning point in your work. Where do you think it will lead?

The career of an artist is usually about finding a “personal” style and endlessly repeating versions of it. On the contrary, we've been trying to avoid creating a recognizable style by any means. There is no continuity in our work, so I can say with absolute certainty that this work will lead us to do something totally different.

One thing I find very interesting is what could be termed the gradual humanization of 0100101110101101.ORG into Eva and Franco Mattes. It would be easy to view this as a concession to the art world, and its need for an artist figure to venerate, but what springs to my mind is the evolution of the digital identity highlighted by Portraits: from a series of numbers to an avatar, from the construction of an identity to the care of a body. What is your view?

Eva and Franco Mattes are as much a construction as 0100101110101101.ORG is, maybe even more.

Why?

We've been keeping changing identity for ten years now: we've been Luther Blissett, Darko Maver, Renato Posapiani and Tania Copechi, 0100101110101101.ORG. In our works we have embodied the Vatican, Nike, the European Union. Eva and Franco Mattes are the last evolution of our long-standing identity dérive, probably the most complex one. The last identity you pick is always the most complex because it also contains the previous ones.

Freud says that to become adults we need to kill our fathers. Which of your many fathers have you killed off with Portraits?

We're trying to get rid of Duchamp, and all artists should. He has had too much influence on contemporary art.

 

 

[First published in: Domenico Quaranta (edited by), Portraits. Book printed on the occasion of the exhibition "Eva and Franco Mattes (0100101110101101.ORG) LOL", Fabio Paris Art Gallery, Brescia, January 2007. Text released under a Creative Commons Attribution-Noncommercial-Share Alike 2.5 License]

(Exibart)

       

13 Most Beautiful Avatars

50090Si intitola Jackson Pollock - L'azione non agente l’ultima produzione della compagnia teatrale Laminarie, che intende indagare l'opera, ma soprattutto la vicenda umana del grande artista americano. Non solamente un tributo all’artista, ma un’indagine che si concentra sulla sua particolare pratica creativa, il dripping, al tempo stesso oggetto dello spettacolo e modalità di rappresentazione. Pollock mostra il passaggio dalla rappresentazione all'azione, un modello di "arte rivelata", mentre l'aspetto comunicativo dell'opera passa in secondo piano. Pur incentrato sull'approccio all'opera pittorica, lo spettacolo traccia poi alcune relazioni personali dell'artista, in particolare quelle con le tre figure femminili Lee Krasner (la moglie), Peggy Guggenheim (la collezionista) e Ruth Kligman (l'amante), e il suo rapporto con la critica d'arte nel personaggio di Clement Greenberg. La trama sonora dell’allestimento è progettata a partire dalla vicinanza estetica tra i lavori del pittore americano e gli aspetti ritmici della musica jazz e bee bop, che Pollock stesso ascoltava frequentemente.
Jackson Pollock - L'azione non agente
di Febo Del Zozzo
con Febo Del Zozzo, Stefano Volpe, Elisa Turco Liveri, Francesca Fuiano, Desirèe Piromalli
suoni Febo Del Zozzo, Andrea Martignoni
testi Bruna Gambarelli
cura delle immagini Lino Greco, Bruna Gambarelli
allestimento Febo Del Zozzo
organizzazione Federica Rocchi
amministrazione Federica Furlanis
produzione Laminarie
Venerdì 23 e sabato 24 febbraio 2007 - ore 21.30
Domenica 25 febbraio 2007 - ore 16.30
Teatro stabile di Bologna
via Indipendenza 44 - Bologna
Info: 0516242160 -
info@laminarie.it
Web:
www.laminarie.it


[exibart]