Crescere bene con il Teatro

Teatro ragazzi                                                                                                           Teatro terapia 

Nella costruzione di Girotondo teatrale per bambinisiamo arrivati ad osservare amati personaggi, quelli che animano i nostri piccoli artisti, riferimenti ormai costanti nel nostro percorso teatrale: la magia di Peter Pan, i desideri del burattino Pinocchio, il Calimero di Pagot e il Brutto Anatroccolo di Andersen.

Il progetto nasce da un’osservazione interpretata dai bimbi in un recente laboratorio sulla tematica della diversità: come ogni neonato, entrambi sono stati scaraventati in una realtà esterna sconosciuta e paurosa, ed entrambi sono segnati dal marchio della diversità - Calimero è nero, invece di essere teneramente giallo; il Brutto Anatroccolo ha un corpicino sgraziato e una grossa testa, a ricordargli di non appartenere di diritto all'orgogliosa nidiata di Mamma Anatra. Sofferenze e frustrazioni segneranno infatti il percorso del Brutto Anatroccolo, che solo lentamente e con fatica raggiungerà infine un'identità adulta e lo statuto di Cigno. Per Calimero, invece, il destino ha in serbo il sollecito intervento dell'Olandesina: una rapida immersione nella tinozza (sostituita nei caroselli dei primi anni '70 dall'ancora più miracolosa lavatrice), e - oplà - l'identità di pulcino normale e pulito viene magicamente acquisita, senza fatica.

L'illusione è dunque quella di un mondo che può essere bonificato da un getto d'acqua e un po' di detersivo: un mondo dove non c'è sofferenza, ma neppure consapevolezza. Calimero, infatti, non può che replicare infinitamente l'identico copione, perché nulla ha appreso dall'esperienza, soffocata ogni volta, sul nascere, dalla troppo precoce e salvifica soluzione imposta dall'Olandesina. Condannato ad un girotondo insensato, il pulcino continuamente trascorre dal nero al bianco, per ritrovarsi ancora nero, e di nuovo bianco…non scomodiamo metafore allusivamente razziste: semplicemente, all'epoca, i colori televisivi non offrivano molta scelta.

Ci colpisce, piuttosto, il senso più profondo che si cela nella trama apparentemente innocente dell'esistenza di Calimero: l'impossibilità di progredire in una conoscenza volta alla comprensione del mondo. L'Olandesina lava il pulcino, ma intanto inquina la sua mente con l'imposizione tirannica di un modello stereotipato di pulizia e bellezza, oltre il quale c’è diversità.

  • Perché Calimero non potrebbe essere davvero, semplicemente, nero?

·         E perché, se anche fosse soltanto sporco, non potrebbe essergli consentito di imparare pian piano a pulirsi da sé, impiegando tutto il tempo necessario a scoprire quale colore meglio gli si adatta?

Ciò che è stato appreso da Calimero, quindi, è immediatamente espulso dalla sua mente, non appena viene a cessare il controllo tirannico dell'Olandesina: il pulcino si ritrova così, ogni volta, costretto a ricominciare da capo, senza consapevolezza e comprensione, che avrebbe luogo solo se a Calimero e all'Olandesina fosse concesso scegliere di vivere in un racconto diverso, aperto a nuovi, imprevedibili sviluppi.

Immaginiamo per un istante che cosa accadrebbe se la loro fosse, per esempio, una storia analitica: L'Olandesina-terapeuta, invece di intervenire scaraventando il pulcino-paziente nella tinozza o nella lavatrice, depositarie della sua verità e del suo sapere, potrebbe rimanergli accanto, segnalandogli ciò che sta accadendo mentre procede al suo fianco, accettando di accudire, dolorosamente, il dolore che, sempre, un processo di crescita comporta. Aiutandolo, così, a costruire un proprio autonomo "apparato per pensare i pensieri", intepretarli, crescere e costruire sul canovaccio che ha aiutato a comprendere. Fino a che il bambino non ha aperto “lo sportello della lavatrice alla terapeuta”, accettando di condividere l'esperienza con lei. Per riuscire a spiegarle, infine: "Io sono uno straccio strizzato".

Questo è ciò che vogliamo curare attraverso il teatro, quale cauto strumento psicoterapeutico psicoanalitico che “costruisce”, un laboratorio per ricompattare, magari anche solo per brevi periodi, alcune funzioni affettive e cognitive e quindi a “drammatizzare” le incomprensioni che possono esserci tra il bambino e il suo ambiente.

 

    
Chi sta zitto non dice niente; chi sta fermo non cammina; chi va lontano non s'avvicina; chi si siede non sta ritto; chi va storto non va dritto; e chi non parte, in verità, in nessun posto arriverà

Gianni Rodari - Filastrocca impertinente